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Par condicio violata in Sardegna: la presidente Todde in piena campagna elettorale a Nuoro

Lo abbiamo scritto nel precedente articolo: dal 31 marzo, in Sardegna, è in vigore la legge sulla par condicio e, se per caso fosse sfuggito a qualcuno, con la pubblicazione sul Buras del 14 aprile del decreto di convocazione dei comizi elettorali, non ci sono più margini di incertezza. Eppure, a dispetto della chiarezza normativa e del dovere istituzionale, la Regione Autonoma della Sardegna continua imperterrita con la propaganda politica travestita da comunicazione istituzionale.

L’ultimo esempio arriva proprio oggi, con un comunicato pubblicato sul sito istituzionale della Regione, dal titolo: “Forestas curerà la gestione del verde del Monte Ortobene. La presidente Todde: Una scelta di responsabilità verso le generazioni future”.

Un intervento in piena regola di campagna elettorale, con dichiarazioni testuali e toni celebrativi, che sfrutta in maniera impropria i mezzi della comunicazione istituzionale – compresa la pagina Facebook ufficiale – per finalità chiaramente politiche, nella città della Presidente, direttamente interessata dalle imminenti elezioni comunali (Nuoro).

Screenshot del sito istituzionale della Regione Sardegna

Un abuso sistematico

Non è un caso isolato. Lo stesso atteggiamento si ripete da settimane. Molti componenti della giunta regionale – non solo la Presidente Todde – continuano ad utilizzare canali pubblici, finanziati con risorse pubbliche, per promuovere sé stessi e le proprie azioni, in violazione dell’art. 9 della legge 28/2000, che stabilisce il divieto per le amministrazioni pubbliche di effettuare attività di comunicazione istituzionale nel periodo elettorale, salvo che siano strettamente necessarie, impersonali e di servizio.

Par condicio violata, chi deve controllare?

A vigilare dovrebbe essere il Comitato Regionale per le Comunicazioni, l’organo preposto al controllo del rispetto delle regole sulla par condicio. Ma ad oggi non si registra alcun intervento, alcun richiamo, alcuna attività di contrasto a questi abusi. E, come già detto, se è vero che ogni soggetto politico interessato può denunciare eventuali violazioni della par condicio, è altrettanto vero che il Corecom ha il potere di agire anche d’ufficio, senza attendere segnalazioni. Soprattutto ha il dovere morale e istituzionale di garantire che la competizione elettorale sia leale, imparziale e rispettosa delle regole democratiche. E dire che l’attuale presidente del Corecom non è nuovo al ruolo: ha già ricoperto la carica nel quinquennio 2014–2019, e dovrebbe quindi conoscere perfettamente le norme e i limiti.

Una sfida impari

L’uso spregiudicato della macchina comunicativa regionale da parte di chi è al potere crea un vantaggio incolmabile per tutti gli altri soggetti politici e candidati. Nessun altro ha accesso agli stessi strumenti, agli stessi canali, agli stessi uffici stampa.

E per onestà intellettuale bisogna dire le cose come stanno: questa non è più comunicazione istituzionale, è propaganda.